Il mondo cambia se cambia la Chiesa.

                               Il mondo cambia se cambia la Chiesa.

 

Solo se noi lo volessimo, questo mondo violento ed egoista, che ogni giorno di più accresce i disagi, i problemi e le sofferenze alla povera gente, potrebbe cambiare e diventare, finalmente, più tollerante, umano e giusto.

Bisogna, però, partire, dal riconoscimento della causa che determina tutti i guasti morali e sociali : la scarsa stima che il mondo nutre per la dignità della persona umana e alla cui vita conferisce un valore relativo e non assoluto.

Ecco la ragione per la quale i diritti umani: il lavoro, la casa, le cure mediche, la sicurezza sociale e tutti gli altri diritti umani, che sono in ordine alla vita, finalizzati al bene della vita, non sono sufficientemente apprezzati e adeguatamente applicati.

Ed è sempre questa la ragione per la quale un popolo per risolvere i contrasti e le divergenze con un altro popolo  ricorre facilmente all’uso delle armi, incurante della morte di tante persone innocenti.

E’ necessario, dunque, che il mondo pervenga ad un vero riconoscimento del senso e valore della vita umana: senso che non essendo solo di natura fisica, ma anche morale, cioè illuminato e orientato dalla Parola di Dio, supera i confini della vita terrena e conferisce alla vita umana un valore assoluto.

Ma a chi spetta il compito di educare il mondo, e in particolare coloro che detengono il potere pubblico e privato, al rispetto assoluto della vita e di tutti gli altri diritti umani?

Non c’è alcun dubbio, questo compito spetta alla Chiesa! E’ un suo precipuo diritto-dovere difendere e diffondere i diritti umani (Mt 25,31-46).

La Chiesa è stata Istituita da Cristo, principalmente, per questo fine, non solo per annunciare, ma per realizzare il Regno di Dio, il quale si manifesta, concretamente, per mezzo delle opere di solidarietà, giustizia e pace.

Ma come può la Chiesa svolgere, correttamente, questo suo compito universale: difendere e diffondere i diritti umani nel mondo se, essa per prima, considerando moralmente e socialmente lecita la pena di morte (Nuovo Catechismo art. n° 2267) discredita il diritto alla vita e,di conseguenza, svalorizza tutti gli altri diritti umani che sono ad essa ordinati?

Ecco perché essa, per il bene dell’umanità, deve necessariamente rinnovarsi, ossia, liberarsi da tutti i condizionamenti mondani, soprattutto dalla sua propensione morale e culturale per la pena di morte che, non solo, viola il Comandamento “Non uccidere” e compromette irrimediabilmente il riconoscimento dei diritti umani, ma ne favorisce la mistificazione.

Per rendere il mondo più giusto e umano la Chiesa deve riscoprire il suo ruolo di responsabile universale per la formazione morale e sociale delle coscienze umane.

Essa, infatti, è la sola Istituzione al mondo in grado di eliminare il male alla sua radice, ossia, dal cuore delle persone: tutte le altre Istituzioni, nella migliore delle ipotesi, possono solo contrastarlo, perciò è grande la sua responsabilità nei confronti di coloro a cui vengono negati i diritti umani, soprattutto quello alla vita.

Invogliamola, dunque, a rinnovarsi perché da essa dipende il futuro di tutta l’umanità: mettiamo in campo iniziative appropriate come, ad esempio, andare a Roma, a San Pietro, con volantini e striscioni da esibire durante l’Angelus della prima domenica di febbraio : “Giornata Nazionale della Vita”, con la speranza che il papa possa notarli e prendere in esame il problema.

 

30 luglio 2014                                                                                   diacono Giuseppe Cavallaro

 

 

 

 

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Una Chiesa rinnovata per cambiare l’umanità

                                       Una Chiesa rinnovata per salvare l’umanità

 

La Chiesa originaria, di tutte le epoche, è quella che ha espresso più fedelmente l’insegnamento della Chiesa Apostolica fondata da Cristo la quale, fino al quarto secolo, ha riconosciuto alla vita umana un valore assoluto e non relativo,infatti, aborriva la pena di morte.

Quindi, solo successivamente, obliando all’esortazione evangelica: “non uniformatevi nel vostro comportamento al mondo presente” (Rm 12,2) essa ha fatto suo il principio di liceità morale della pena di morte (Nuovo Cat. art. 2267) e destituito la vita umana  di quel valore assoluto conferitole da Cristo con la sua incarnazione, morte e resurrezione.

Con questa sua conformazione al mondo essa ha, praticamente, riportato il valore della vita umana alla condizione precristiana di valore relativo e, autorizzando e comminando, la pena di morte, ha sporcato le sue mani di sangue umano, soprattutto innocente, inoltre, ha stoppato il processo universale di rinnovamento morale, culturale e sociale, introdotto da Cristo e praticato dalla Chiesa originaria finalizzato ad educare le coscienze umane al riconoscimento, secondo il quale, non la vita della persona umana è subordinata alla legge, alla politica, all’economia e ad ogni altra realtà, ma la legge, la politica, l’economia e ogni altra realtà, sono subordinate alla vita della persona umana (Mc 2,27).

Perciò, la storia ci consegna un quadro dell’umanità ininterrottamente dominata dal male, dall’ingiustizia, dalla sistematica violazione del diritto alla vita e di tutti gli altri diritti umani, proprio perché il mondo, e la Chiesa con esso, ha continuato a riconoscere alla vita umana un valore relativo, ossia, un valore sottoposto a condizioni, limiti, compromessi, un valore considerato diverso a seconda del punto di vista di chi lo considera.

E’ evidente che una tale concezione della vita, favorisce un comportamento arbitrario e ipocrita di quanti non avendo una coscienza retta, si servono, proprio, degli  organismi di potere, ossia, della politica, della legge, dell’economia, della religione, della scienza ecc. per realizzare i loro progetti egoistici, invece che quelli finalizzati al bene comune.

Mentre la concezione evangelica riconoscendo valore assoluto alla vita umana, a priori, ne sancisce un rispetto incondizionato e un carattere sacro e inviolabile.

A tutti è dato di constatare come il rispetto sia “necessario” per suscitare attenzione, solidarietà, amore verso la persona umana, infatti, quando cala il rispetto, cala anche l’attenzione, la solidarietà, l’amore. Ora, essendo il rispetto determinato dalla stima ossia dal valore che si attribuisce alla vita, considerare la vita della persona umana di valore relativo, equivale a sottostimarla e screditarla a detrimento di quel rispetto assoluto che Dio stesso le ha conferito ponendola a fondamento di tutta la creazione.

Dunque, se la storia ci consegna un quadro dell’umanità dominata dall’ingiustizia, dalla corruzione e da una violenza tanto inaudita da compiacersi perfino delle sue nefandezze e crudeltà (vedi ISIS), significa che l’umanità è ormai giunta ad un bivio: o iniziare e al più presto, un cammino di rinnovamento morale e, di conseguenza, culturale e sociale delle coscienze dando vita ad un vero umanesimo cristiano, o rischiare una metastasi disumanizzante dalle conseguenze drammatiche e irreversibili.

La Chiesa, come la rivoluzione copernicana, che applicando correttamente le leggi astronomiche comprese che, non il sole gravita intorno alla terra, ma la terra intorno al sole e, pertanto, diede inizio ad un vero rinnovamento e progresso scientifico, così essa, applicando correttamente le leggi evangeliche, dimostrerà all’umanità che, non la persona umana gravita intorno ai pianeti della politica, dell’economia, della legge, delle religioni, della scienza ecc., ma queste realtà gravitano attorno alla persona umana, vero sole dell’umanità istituito da Dio.

E come per la concezione copernicana anch’essa, riconoscendo alla vita umana un valore assoluto e che, non la persona umana è ordinata alle realtà mondane, ma l’esatto contrario, favorirà il rinnovamento e il progresso della giustizia e della pace universale poiché il futuro dell’umanità dipende dal rispetto che le persone sapranno accordarsi.

Quindi, anche se la Chiesa da più di sedici secoli, ha omesso di educare le coscienze alla concezione evangelica, che riconosce alla vita umana valore assoluto, rendendosi così corresponsabile del degrado universale dominato dalla corruzione, dalla violenza e dall’ingiustizia è, e resta, un suo preciso diritto-dovere formare le coscienze all’osservanza del diritto e alla pratica della giustizia (Is 56,1) e di riprendere il cammino di rinnovamento morale dell’umanità, interrotto alla fine del quarto secolo, infatti, “Si tratta di salvare la persona umana, si tratta di salvare l’umana società” (Gaudium et spes, proemio 1,3b).

 

19 Aprile 2015                                                                                   diacono Giuseppe Cavallaro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il futuro dell’umanità dipende dal rinnovamento della Chiesa

L’associazione di volontariato “La Vita” mostrando a Roma, in Piazza San Pietro, in occasione della 36a “Giornata Nazionale della Vita”, uno striscione con la frase : “Solo rinunciando al “principio di liceità morale e culturale della pena di morte” la Chiesa difende in modo assoluto il diritto alla vita  umana”, non ha inteso ricusare la Chiesa, ma solo criticare la sua dottrina morale che “non esclude… il ricorso alla pena di morte” (Nuovo Catechismo art. n° 2267).

Perciò, l’atteggiamento rigoroso assunto dalle forze dell’ordine che hanno imposto all’associazione di riporre lo striscione, fotografato il presidente dell’associazione e registrato le sue generalità è ingiustificato: ricusa la Chiesa, non chi in sintonia con il Concilio, la esorta al rinnovamento, ma chi tace la verità per il quieto vivere.

La critica, intesa come  verifica di un principio al fine di comprenderne la vera natura, è necessaria per promuovere il rinnovamento della Chiesa e, di conseguenza, il bene dell’umanità, essendo essa preposta alla formazione delle coscienze umane e, in particolare modo, dei governanti che detengono il potere.

E’ vero che la Chiesa, in alcuni momenti contingenti, si è pronunciata contro alcune esecuzioni capitali, ma perché incalzata da movimenti e associazioni pacifiste, anche cattoliche, infatti, non solo, non ha mai fatto mea culpa per le tante persone da essa uccise con la pena capitale, soprattutto per quelle innocenti, ma perché il  “Il principio di liceità morale e culturale della pena di morte” continua ad essere  parte integrante della sua dottrina.

Essa affermando, con l’articolo n° 2261 del Nuovo Catechismo, che “La Scrittura precisa la proibizione del quinto comandamento: “Non far morire l’innocente e il giusto” (Es 23,7) insegna che la proibizione di uccidere una persona umana è riservata da Dio, esclusivamente, alle persone innocenti, ma non alle colpevoli, per le quali essa, appunto, “non esclude il ricorso… alla pena di morte”.

In realtà, “La Scrittura”, di cui parla il Catechismo, che “precisa la proibizione del quinto comandamento”, si riduce ad un versetto dell’Antico Testamento: <<Non far morire l’innocente e il giusto >>, formulato, peraltro, in modo incompleto, infatti, citato per intero : <<  Starai lontano dalla parola falsa e non ucciderai l’innocente e il giusto perché io non dichiaro giusto il colpevole >> (Es 23,7), rivela  la vera intenzione dell’autore sacro, che non è certo quella di voler precisare la proibizione del quinto comandamento, come dichiara il Catechismo, ma formare le coscienze umane al giusto comportamento morale che devono assumere i soggetti giuridici nell’ambito di un processo penale: Dio vieta, categoricamente, ai giudici e ai testimoni, di ricorrere a parole false per deviare il corso della giustizia, provocando la condanna dell’innocente e l’assoluzione del colpevole.

Intenzione che, l’autore sacro sottolinea anche con il versetto precedente: << Non farai deviare il giudizio del povero, che si rivolge a te nel suo processo >> (Es 23,6).

Quindi, questa interpretazione, che non risponde affatto al pensiero dell’autore sacro di Esodo 23,7 e all’insegnamento della Chiesa originaria, favorisce la legalizzazione morale e sociale della pena di morte e compromette gravemente la  natura della sua dottrina, circa la dignità della vita e i diritti umani ad essa ordinati.

E questo, benché la natura negativa del 5° Comandamento decreta che il divieto di uccidere una persona umana è assoluto e non relativo e, quindi, riguarda tanto per le persone innocenti, quanto le colpevoli, infatti, Dio considera grave l’uccisione di Abele da parte di Caino, ma considera gravissima l’uccisione di Caino da parte di terzi: “Chiunque ucciderà Caino, subirà la vendetta sette volte” (Gn 4, 15).

Inoltre, che senso ha,  precisare che: “il comandamento <<non uccidere>> ha valore assoluto quando si riferisce alla persona innocente” (Evangelium vitae n 57) se Gesù stesso ha affermato che è oggettivamente impossibile in  giudizio garantire, in modo assoluto, alla persona innocente il diritto alla vita (Mt 13, 29)?

Ecco perché Egli alla richiesta degli Apostoli, che presumevano di poter sradicare dalla faccia della terra la zizzania umana separandola, con assoluta certezza, dal grano umano, rispose: “No perché non avvenga che, raccogliendo la zizzania, sradichiate con essa anche il grano” (Mt 13,29).

E la storia umana, che non è sola maestra di vita, ma anche fonte teologica, attesta la veridicità delle sue parole: solo Dio conosce l’elenco infinito delle persone innocenti uccise con la pena di morte proprio da coloro, laici e religiosi, che hanno presunto di poter separare, con assoluta certezza, l’innocente dal colpevole.

L’unico modo, assolutamente certo, per garantire il diritto alla vita alla persona innocente è quello espresso da Gesù, ossia, garantirlo anche alle persone colpevoli: “Lasciate che l’una e l’altra crescano insieme” (Mt 13,30).  

Perciò, la Chiesa alla fine del quarto secolo, inizio quinto, facendo suo “Il principio di liceità morale e sociale della pena di morte”ha fatto uscire dalla finestra del mondo ciò che Cristo, con la sua morte e resurrezione, ha fatto entrare  per la porta: il valore assoluto della vita umana.

Essa, con “Il principio di liceità morale e sociale della pena di morte”, non solo ha declassato il valore della vita umana da assoluto a relativo e  mortificato i diritti umani ad essa ordinati, ma l’ha subordinata alla legge, riconoscendo ad essa anche il potere di sopprimere legalmente la vita umana. Sta di fatto che, mentre la Chiesa insegna che la vita è al servizio della legge, il Vangelo afferma , che la legge è al servizio della vita (Mc 2,27), anzi, la considera “la forza del peccato” (1 Cor 15,56) e la “Lettera a Diogneto” precisa che i cristiani  “Con il loro modo di vivere sono superiori alle leggi”.

Inoltre, subordinando la vita umana alla legge, essa ha favorito lo sviluppo di una concezione mondana e legalista della vita umana e, quindi, incline a ricorrere, non solo alla pena di morte, ma anche ad altri modi di uccidere: se alla legge umana è  riconosciuto il potere di uccidere una persona con la pena capitale perché, poi, alla medesima legge umana, non le si dovrebbe riconoscere il potere di uccidere una persona ricorrendo ad altre pratiche: l’aborto, l’eutanasia o il suicidio volontario?

Prima ancora che dalla politica, dalla legge, dall’economia,  la pace e la giustizia morale e sociale, dipendono dalla formazione delle coscienze al riconoscimento del valore assoluto della vita umana, non a caso, tutti i mali del mondo: egoismo, corruzione, disoccupazione, povertà, criminalità, razzismo ecc. hanno la loro radice nella mancanza di stima per l’altrui vita, perciò, la Scrittura insegna: “non fare a nessuno ciò che non piace a te” (Tb 4,15) e “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la legge ei Profeti” (Mt 7,12).

E a chi spetta, se non alla Chiesa, questo compito educativo universale: educare le coscienze dei singoli e dell’intera umanità, al rispetto assoluto della persona umana? “Si tratta di salvare la persona umana, si tratta di salvare l’umana società” (Gaudium et spes proemio 1,3b).

Ma come può essa esercitare questo compito correttamente se prima non si rinnova liberandosi dai conformismi umani, prima fra tutti, dalla sua propensione per la pena di morte?

Essa per difendere e diffondere i diritti umani di cui è depositaria (Mt 25,31-46) deve, prima, difendere assolutamente la vita umana, a cui tutti i diritti sono ordinati : la vita umana è vita stessa di Cristo, il quale l’ha nobilitata e resa immortale con la sua incarnazione : “Io sono…la vita” (Gv 14,6).

 

 

7 ottobre 2014                                                                                           diacono Giuseppe Cavallaro

 

 

 

 

 

 

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Atto costitutivo e Statuto dell’Associazione “La Vita”

ATTO COSTITUTIVO DI ASSOCIAZIONE

                                         NON RICONOSCIUTA

 

Il giorno 20 – 09 -2010 inSan Giorgio a Cremano si sono riuniti i seguenti cittadini italiani:

 

Sig. Cavallaro Giuseppe, nato a S. Giorgio a Cremano il 25-05-1946, ivi residente alla via A. Galante, 53  C. F. CVLGPP46E25H892D

 

Sig. Punzo Giorgio, nato a Napoli il 29-12-1964 e residente in S. Giorgio a Cremano, Corso Umberto I, 65        C.F. PNZGRG64T29F839H

 

Sig. Esposito Ernesto, nato Napoli il 9-02-1946 e residente in S. Giorgio a Cremano,

Via A. galante, 3            C. F. SPSRST46B09F839P

 

Sig. Scognamiglio Ciro, nato a Torre del Greco il 19-06-1964 e residente in S. Giorgio a Cremano, Corso Umberto I, 3   C.F. SCGCRI64H19L259R

 

Sig. Sannino Eduardo, nato a S. Giorgio a Cremano il 15-05-1965, ivi residente

Alla via Domenico Scarlatti, 8   C.F. SNNDRD65E15H892M

 

al fine di procedere alla costituzione ai sensi e per gli effetti della legge 266/91 e del decreto Legge N° 460/1997, di una Associazione Socio-Culturale di Volontariato, senza scopo di lucro.

 

Viene chiamato alla Presidenza il Sig. Cavallaro Giuseppe,  che chiama a fungere da Segretario il Sig. Esposito Ernesto.

 

Il Presidente illustra al consesso le motivazioni che stanno alla base della volontà di dar vita ad una Associazione senza scopo di lucro e che risiedono nel fatto che tutti i presenti riconoscono l’importanza di ideare, promuovere e attuare iniziative sociali, culturali, sportive e ludiche sul territorio cittadino e provinciale offerte al fine di migliorare la vivibilità del territorio stesso e di incrementare il bagaglio culturale della cittadinanza.

Per perseguire questo scopo intendono riunirsi in una Associazione che si propone di ideare, promuovere ed attuare, anche attraverso l’attuazione di convegni, pubblicazioni, manifestazioni e qualunque strumento atto a sviluppare coscienza e conoscenza degli interlocutori, tutto quanto serva per incrementare il livello culturale, migliorare le condizioni sociali, aumentare la qualità di vita cittadina e provinciale.

Al termine della presentazione delle motivazioni il Presidente dà lettura dello Statuto ed apre la discussione tra i presenti.

Si attiva un dibattito che vede la partecipazione di tutti i convenuti.

Terminata la discussione, si decide all’unanimità quanto segue:

1

l. Con decorrenza da oggi e ad ogni effetto di legge è costituita l’associazione denominata ” LA VITA “ (d’ora in poi semplicemente Associazione).

2. L’anno sociale avrà inizio il 1 gennaio e si concluderà il 31 dicembre di ciascun anno.

3. La sede legale è sita provvisoriamente a San Giorgio a Cremano (NA) in via Antonio Gramsci n° 33 . Il domicilio legale degli associati per ogni rapporto con l’Associazione è la sede sociale. La sede legale e sociale potrà essere trasferita su decisione dell’Assemblea dei Soci a maggioranza semplice, come spiegato nello Statuto Sociale e della Associazione allegato in calce al presente Atto Costitutivo.

4. Regolano i rapporti fra gli associati le disposizioni del presente Atto Costitutivo, cosi come integrate dallo Statuto Sociale.

5. L’Associazione si propone di farsi ideatrice, promotrice e/o esecutrice di iniziative sul territorio, anche in collaborazione con enti pubblici o privati e/o in partnership con altre associazioni, di carattere sociale, culturale, sportivo e ludico e/o con associazioni di volontariato così come meglio specificato dallo Statuto Sociale allegato in calce al presente Atto costitutivo.

6. Per il perseguimento di tale scopo l’Associazione svolgerà attività culturali come:

• la creazione e la pubblicazione materiale informativo (cartaceo telematico o altro) sulle attività dell’ Associazione e dei partners con i quali l’Associazione collaborerà;

• collaborare con mezzi mediatici;

• sollecitare e favorire, nonché ideare, l’istituzione di corsi di formazione socio-culturale, anche in partnership con scuole, enti pubblici, soggetti privati, società, associazioni e quanti possano risultare compatibili negli interessi e nelle attività dell’ Associazione;

• istituire corsi di educazione religiosa, anche in collaborazione con enti pubblici e/o privati del settore, volti ad educare verso importanti, nonché basilari, tematiche assistenziali, verso la migliore conoscenza di patologie ad alta prevalenza e incidenza sul territorio e verso quant’ altro venga ritenuto utile ai fini di migliorare il rispetto e l’educazione alla salute.

• l’organizzazione di manifestazioni ed eventi;

• assistenza ai bisogni sociali;

• formare, preparare e gestire soggetti esperti in grado di operare nei diversi campi abbracciati dalle iniziative dell’ Associazione;

• realizzare centri di formazione, reti telematiche e strumenti di comunicazione quali newsgroup, mailing-list e forum (ed in generale qualsiasi strumento si ritenga o divenga necessario);

• gestire, organizzare e/o coordinare strutture polivalenti di interesse sociale, culturale, ludico, sportivo e/o giovanile;

• organizzare convegni, seminari, corsi e manifestazioni anche internazionali, intesi come strumento di formazione e valorizzazione delle energie e potenzialità socio-

culturali, così come momenti di elaborazione originale di idee, concetti ed istanze di arricchimento della sfera culturale;

2

• partecipare come associazione a convegni, seminari, corsi e manifestazioni, anche internazionali, intesi come strumento di formazione e valorizzazione delle energie e potenzialità socio-culturali degli associati e dei suoi sostenitori;

• organizzare mostre artistiche, di artisti locali, regionali, nazionali e internazionali.

• organizzare concorsi artistici, letterari, teatrali e riguardanti qualsiasi altra arte o abilità possa essere messa in competizione;

• organizzare corsi di arte, letteratura, teatro (e recitazione in generale); nonché corsi di informatica e quant’ altro gli associati, i sostenitori ed i collaboratori

dell’Associazione vogliano trasmettere;

• stipulare convenzioni con enti pubblici o privati fornendo tutte le garanzie richieste, per il raggiungimento dello scopo sociale;

• accedere, ove lo ritenga o sia necessario, a finanziamenti pubblici o privati fornendo tutte le garanzie che saranno richieste, al fine di raggiungere gli scopi sociali;

• esercitare, in via meramente marginale e senza scopi di lucro, attività di natura commerciale per autofinanziamento: in tal caso dovrà osservare le normative amministrative e fiscali vigenti.

7. L’Associazione non ha scopo di lucro e deve considerarsi, ai fini fiscali, ente non commerciale. Si esclude l’esercizio di qualsiasi attività commerciale che non sia svolta in maniera marginale e comunque ausiliaria, secondaria o strumentale perseguimento degli scopi istituzionali.

8. Le attività di cui al comma precedente sono svolte dall’ Associazione prevalentemente tramite le prestazioni fornite dai propri aderenti in regime di puro volontariato così come dettato dal D. Lgs 460/97. L’attività degli aderenti non può essere retribuita in alcun modo nemmeno da eventuali diretti beneficiari. Agli aderenti possono solo essere rimborsate dall’ Associazione le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, previa documentazione ed entro limiti preventivamente stabiliti dal Consiglio Direttivo.

9. Il patrimonio dell’ Associazione è costituito da tutti i beni

mobili ed immobili di proprietà della Associazione stessa, dalle quote versate dai Soci, da qualsiasi provento derivante dall’attività svolta dall’Associazione stessa e da altri proventi come meglio specificato nello Statuto Sociale.

10. L’Associazione non pone nessuna restrizione di razza, sesso, religione, orientamento politico ai propri associati, nazionalità ed anzi rifiuta a priori ogni restrizione o distinzione basata su tali premesse.

11. L’Assemblea dei Soci Fondatori nomina quali componenti del Consiglio Direttivo, in sede di prima attuazione dello Statuto i sigg. :

 

Presidente…       Sig. Cavallaro Giuseppe

Vicepresidente…Sig. Sannino Eduardo

Segretario…        Sig. Esposito Ernesto

Tesoriere…          Sig. Punzo Giorgio

Dirigente organizzativo…  Sig. Scognamiglio Ciro

3

Tutti attestano la mancanza di cause di incompatibilità ed accettano la carica. Tale  carica durerà per un arco di tempo di tre anni, allo scadere del quale si provvederà al rinnovamento del Consiglio Direttivo.

12. Il presidente del Consiglio Direttivo viene autorizzato a compiere tutte le pratiche necessarie per il riconoscimento dell’ Associazione presso le autorità competenti.

13. L’Associazione si estinguerà se l’insieme dei Soci Fondatori più i Soci Ordinari si ridurrà a meno di quattro. In caso di scioglimento dell’Associazione il patrimonio sociale verrà devoluto ad associazioni di volontariato o ad altre associazioni senza fini di lucro con fini analoghi, salvo diversa destinazione imposta dalla legge.

14. Per quanto riguarda gli aspetti organizzativi della vita dell’Associazione e delle attività svolte per raggiungere i fini istituzionali dell’Associazione stessa si rimanda allo Statuto Sociale dell’ Associazione “La Vita”, concordato all’unanimità fra i Soci Fondatori ed allegato in calce al presente atto Costitutivo.

 

San Giorgio a Cremano, lì 20-09-2010

 

Il Presidente………………………                    Il Segretario………………………..

 

 

 

I Soci Fondatori

 

Vicepresidente………………………………………..

 

Tesoriere………………………………………………

 

Dirigente organizzativo………………………………

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4

 

STATUTO

                          DENOMINAZIONE, SEDE, SCOPI, DURATA

 

                                      Art.1 -Denominazione e sede

 

E’ costituita l’associazione denominata “LA VITA”. La sede legale è sita in via A. Gramsci, 33  S. Giorgio a Cremano (NA). Un’eventuale modifica della sede non rappresenta modifica dello statuto. Il domicilio legale degli associati per ogni rapporto con l’Associazione è la sede sociale. La sede legale, come la sede sociale, potranno essere trasterite su decisione dell’Assemblea dei Soci a maggioranza

semplice

Art.2- Durata

L’Associazione ha durata illimitata e potrà essere sciolta con deliberazione dell’Assemblea straordinaria ai sensi dell’art. 29 del presente Statuto.

 

Art.3- Scopo e finalità

L’associazione è senza fini di lucro ed opera senza discriminazione di sesso, razza, etnia, nazionalità, opinioni politiche o confessioni religiose. Si propone di ideare, promuovere e/o attuare iniziative sociali, culturali, sportive e ludiche sul territorio cittadino e provinciale volte a migliorare la vivibilità del territorio, ad incrementare lo status culturale della cittadinanza e a tutelare nonché curare i bisogni sociali .

A questo fine si predispone per svolgere qualsiasi attività si ritenga necessaria al perseguimento degli scopi istituzionali con particolare attenzione a:

a.  creare e pubblicare materiale informativo (cartaceo telematico o altro) sulle attività dell’Associazione, e dei partners con i quali l’Associazione collabora;

b. collaborare con mezzi mediatici;

c. assistere ai bisogni sociali;

d. sollecitare e favorire, nonché ideare, l’istituzione di corsi di formazione socio-culturale, anche in partnership con scuole, enti pubblici, soggetti privati, società, associazioni e quanti possano risultare compatibili negli interessi e nelle attività dell’Associazione;

e. ideare e/o attuare iniziative per le strade e in luoghi pubblici, anche in collaborazione con altri soggetti, atte a migliorare e caratterizzare gli eventi festivi che si celebrano durante l’anno nella cittadina al fine di coinvolgere i cittadini e renderli parte attiva del luogo in cui vivono;

f. istituire corsi di educazione sanitaria, anche in collaborazione con enti pubblici e privati del settore, volti ad educare verso importanti, nonché basilari, tematiche assistenziali, verso la migliore conoscenza di patologie ad alta prevalenza e incidenza sul territorio e verso quant’ altro venga ritenuto utile ai fini di migliorare il rispetto e l’educazione alla salute;

g. organizzare manifestazioni ed eventi sportivi;

h. formare, preparare e gestire soggetti esperti in grado di operare nei diversi campi

5

 

abbracciati dalle iniziative dell’Associazione;

i. realizzare, anche in collaborazione con altre associazioni e/o con enti pubblici e/o privati mercatini per promuovere la cultura ed il folkore locale;

j. organizzare convegni, seminari, corsi e manifestazioni, anche internazionali, intesi come strumento di formazione e valorizzazione delle energie e potenzialità socio-culturali, così come momenti di elaborazione originale di idee, concetti ed istanze di arricchimento della sfera culturale;

k. ideare, promuove e/o attuare iniziative rivolte a trasmettere le tradizioni regionali, attraverso il coinvolgimento di artigiani che lavorano i prodotti tipici in maniera tradizionale e di chiunque ( come ad es. associazione, ente pubblico c/o privato, comitati, altri), possa risultare affine all’ iniziativa stessa;

l. sostenere, ideare e/o attuare iniziative di commercio equo e solidale;

m. ideare, promuovere e/o attuare iniziative, manifestazioni, convegni incontri, anche in collaborazione con altri soggetti al fine di educare al rispetto ed alla tutela degli animali;

n. promuovere e/o creare campagne di sensibilizzazione verso temi della natura, dell’inquinamento e del rispetto dei paesaggi, rivolte specialmente ai giovani;

o. ideare, promuovere e/o sostenere, anche attraverso associazioni, società, enti pubblici, e/o privati e/o comitati, manifestazioni, convegni, e quant’ altro sia rivolto a presentare culture, tradizioni, e civiltà diverse;

p. pubblicare giornali periodici o libri a stampa o telematici;

q. collaborare con le associazioni e/o i gruppi lobbistici;

r. partecipare come associazione a convegni, seminari, corsi e manifestazioni, anche internazionali, intesi come strumento di formazione e valorizzazione delle energie e potenzialità socio-culturali degli  associati e dei suoi sostenitori;

S. organizzare mostre artistiche, di artisti locali, regionali, nazionali e internazionali;

t. organizzare concorsi artistici, letterari, teatrali e riguardanti qualsiasi altra arte o abilità possa essere in competizione;

u. organizzare e/o promuovere eventi di tipo intrattenitivo-ludico quali:

a. manifestazioni teatrali

b. proiezioni di film

c. cineforum

d. manifestazioni e/o eventi musicali

e, intrattenimento e spettacoli di “artisti strada”

v. organizzare corsi di arte, letteratura, teatro (e recitazione in generale), nonché corsi di informatica e quant’ altro gli associati, i sostenitori ed i collaboratori dell’Associazione vogliano trasmettere;

w. stipulare convenzioni con enti pubblici o privati fornendo tutte le garanzie richieste, per il raggiungimento dello scopo sociale;

x. accedere, ove lo ritenga o sia necessario, a finanziamenti pubblici o privati fornendo tutte le garanzie che saranno richieste, al fine di raggiungere gli scopi

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sociali;

y. esercitare, in via meramente marginale e senza scopi di lucro,attività di natura commerciale per autofinanziamento: in tal caso dovrà osservare le normative amministrative e fiscali vigenti;

z. realizzare centri di formazione, reti telematiche e strumenti di comunicazione quali newsgroup, mailing-list, forum e pubblicazioni (ed in generale qualsiasi strumento si ritenga o divenga necessario).

L’associazione ha facoltà di organizzare, anche in collaborazione con altri enti, società e associazioni, manifestazioni culturali connesse alle proprie attività, purché tali manifestazioni non siano in contrasto con l’oggetto sociale, con il presente Statuto Sociale e con l’Atto Costitutivo.

Le attività di cui sopra sono svolte dall’ Associazione prevalentemente tramite le prestazioni fornite dai propri aderenti. L’attività degli aderenti non può essere retribuita in alcun modo nemmeno da eventuali diretti beneficiari. Agli aderenti possono solo essere rimborsate dall’Associazione le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, previa documentazione ed entro limiti preventivamente stabiliti dal Consiglio Direttivo.

 

II – ENTRATE, PATRIMONIO SOCIALE E QUOTE

 

                                   Art. 4 -Risorse dell’Associazione

Le risorse economiche e finanziarie per il funzionamento e per lo svolgimento dell’attività dell’Associazione derivano da:

a) contributi degli aderenti;

b) quote associative;

c) contributi di privati;

d) contributi dello Stato, di enti o di istituzioni pubbliche finalizzati esclusivamente

al sostegno di specifiche e documentate attività o progetti;

e) contributi di organismi internazionali;

f) donazioni e lasciti testamentari;

g) rimborsi derivanti da convenzioni;

h) entrate derivanti da attività commerciali e produttive marginali;

i) sponsor

 

 Art. 5 – Divieto distribuzione utili e gratuità delle cariche L’Associazione non ha scopo di lucro e gli eventuali utili conseguiti dovranno essere utilizzati per il conseguimento degli scopi istituzionali dell’Associazione stessa. Si fa divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge. S’impone anche la gratuità delle cariche.

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                                              Art. 6 – Quota associativa

L’entità della quota associativa è definita annualmente dal Consiglio Direttivo tenuto conto del programma di attività previsto per l’anno successivo, approvata dall’

Assemblea dei Soci e comunicata per iscritto direttamente ai soci. Trascorsi trenta giorni dal termine di pagamento il Segretario invia un sollecito di pagamento ai soci che non hanno rinnovato la quota. In caso di ritardo nel pagamento della quota associativa di meno di trenta giorni rispetto al termine fissato, nessuna mora verrà applicata sulla quota sociale e nessun procedimento verrà attivato nei confronti del socio. In Caso di ritardo nel pagamento di più di trenta giorni e meno di sessanta giorni verrà applicata una mora decisa dal Consiglio Direttivo. In caso di ritardo di più  di sessanta giorni rispetto al termine fissato si attiverà la procedura di esclusione del socio per morosità stabilita nell’articolo 11 punto a) del presente Statuto. In ogni caso la quota associativa è intrasmissibile.

 

                                                     III -I SOCI

 

Art.7 – Composizione dell’Associazione

 

Possono fare parte dell’ Associazione le persone le persone fisiche, le persone giuridiche, enti e associazioni che per il loro oggetto sociale, per la loro attività di lavoro, studio, svago, interesse culturale, siano interessate all’attività dell’ Associazione medesima e ne condividano gli scopi e le finalità. E’ espressamente esclusa ogni forma di temporaneità della partecipazione alla vita associativa. Tutti i Soci svolgono la loro attività a titolo gratuito, fatto salvo rimborso autorizzato dal Consiglio Direttivo come specificato nel precedente articolo 3. Sono previste le seguenti categorie di soci:

a)     Soci fondatori;

b)    Soci ordinari;

c)     Soci sostenitori;

d)    Soci onorari.

Sono Soci fondatori coloro che, riconoscendosi nei fini dell’Associazione, hanno sottoscritto l’atto costitutivo dell’Associazione. Salvo diverse indicazioni dettate dall’assemblea, i Soci Fondatori sono completamente equiparati, nei diritti e nei doveri, ai Soci Ordinari.

Sono Soci Ordinari tutti coloro che si riconoscono nei fini dell’Associazione, che sono disposti ad operare attivamente per il raggiungimento degli scopi istituzionali.

I Soci Sostenitori sono completamente equiparati ai Soci Ordinari; la sola distinzione è data dalla quota associativa, pari o superiore a cinque volte la quota dei Soci Ordinari.

Sono Soci Onorari quelle personalità che hanno reso o rendono servizi all’Associazione o, che per ragioni connesse alla loro professionalità o al loro prestigio, si ritiene che l’Associazione sia onorata di annoverarli fra i propri soci.

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I Soci Onorari non sono tenuti al pagamento di alcuna quota. Essi sono nominati dall’Assemblea Ordinaria su proposta del Consiglio Direttivo. I soggetti che non siano persone fisiche possono associarsi solo come Soci Sostenitori.

 

Art.8 -  Diritti del socio

Tutti i soci hanno diritto di accesso ai locali sociali, alle manifestazioni eventualmente organizzate dall’Associazione, alla frequenza di corsi eventualmente organizzati dall’Associazione e, in generale, a tutte le iniziative di cui l’Associazione si fa promotrice. I Soci Ordinari e quelli equiparati hanno diritto a partecipare alla gestione dell’ Associazione attraverso l’esercizio del diritto di voto in Assemblea.

Il diritto di voto può essere espresso trascorsi centoventi giorni dall’ iscrizione nel libro soci per l’Assemblea Ordinaria e trascorsi centoottanta giorni per l’Assemblea Straordinaria. Possono far parte dell’elettorato passivo i soci Ordinari ed equiparati iscritti da almeno un anno. Per l’anzianità elettorale, attiva e passiva, la fede la prima iscrizione in qualità di Socio. In mancanza di un numero sufficiente di Soci che abbiano maturato l’anzianità richiesta per ricoprire le cariche istituzionali, in compensazione sono ammessi all’elettorato passivo i Soci che abbiano maturato una maggiore anzianità sociale.

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Art.9 – Doveri del socio

Ciascun socio deve:

a) Rispettare le norme contenute nell’Atto Costitutivo, nello Statuto, negli eventuali Regolamenti ed in tutte le deliberazioni dell’Assemblea dei Soci e del Consiglio Direttivo;

 

b) Tenere una condotta irreprensibile ed evitare qualsiasi comportamento che possa gettare discredito sull’Associazione o sui suoi rappresentanti;

 

c) Pagare la quota sociale stabilita annualmente, entro il termine stabilito dal Consiglio Direttivo, con esclusione dei Soci Onorari;

 

d) Cooperare al raggiungimento delle finalità per cui l’Associazione si è costituita, sotto il coordinamento del Consiglio Direttivo.

I Soci, aderendo all’Associazione, accettano lo Statuto ed i regolamenti della stessa.

 

Art.10 – Criteri di ammissione del socio

 

Per ottenere la qualifica di socio, ogni aspirante deve presentare domanda firmata su

apposito modulo come da Regolamento; consegnandola direttamente oppure

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inviandola a mezzo posta al Consiglio Direttivo dell’Associazione unitamente alla ricevuta di versamento della corrispondente quota associativa. Per qualsiasi

decorrenza dei termini, fa fede la data di consegna della domanda o la data del versamento se antecedente. Il Consiglio Direttivo deve esprimersi in merito alla domanda di ammissione entro trenta giorni dalla data di presentazione della stessa. La nomina a Socio Onorario avviene previa proposta del Consiglio Direttivo e successiva ratifica da parte dell’Assemblea Ordinaria.

 

Art.11 – Recesso, esclusione e decesso del socio

 

Il rapporto associativo può interrompersi per effetto del recesso, dell’esclusione o del decesso del socio. Il socio può recedere dall’Associazione in qualsiasi momento, dandone comunicazione scritta al Consiglio Direttivo in carta semplice firmata. Il socio può essere escluso dall’Associazione per i seguenti motivi:

 

a) per morosità in caso di mancato pagamento della quota sociale;

 

b) per ripetute violazioni delle norme dello statuto (o da questo richiamate) nonché di quanto disposto dal Consiglio Direttivo per il corretto raggiungimento degli scopi sociali;

 

c) per aver tenuto un comportamento tale da gettare discredito sull’ Associazione, sui suoi rappresentanti e suoi Soci.

Prima di procedere all’esclusione di un Socio, devono essergli contestati per iscritto gli addebiti che gli vengono mossi, consentendogli facoltà di replica. Il provvedimento diventa effettivo dopo trenta giorni dalla data di comunicazione. L’esclusione è deliberata dal Consiglio Direttivo. Qualora il socio contestasse il provvedimento, si rimetterà come ultima istanza di riammissione all’Assemblea dei Soci. L’ex socio, che non sia stato radiato, può rientrare a far parte dell’Associazione secondo le modalità d’iscrizione di un nuovo Socio al quale egli è equiparato. In tutti i casi di interruzione del rapporto associativo la quota associativa non può essere restituita né può essere trasmessa e il Socio perde automaticamente ed immediatamente tutti i diritti, doveri, qualifiche e cariche sociali.

 

 IV -  ORGANI SOCIALI

Art.12 – Organi dell’Associazione

Gli organi dell’Associazione sono:

 

a) l’assemblea dei soci;

b) il Consiglio Direttivo;

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c) Il Presidente.

Nel caso divenga necessario, l’Assemblea provvederà a nominare un revisore dei conti. In ogni caso tutte le cariche sociali sono a titolo gratuito e incompatibili tra loro.

V – ASSEMBLEA

 

 Art.13 -Composizione dell’ Assemblea

 

L’Assemblea dei soci è massimo organo deliberante dell’Associazione. Essa si può riunire in sessione ordinaria o straordinaria. Hanno diritto a parteciparvi tutti i Soci Ordinari ed equiparati in regola con il pagamento della quota annuale, ove in regola si intende chi ha già pagato la quota associativa annuale al momento dell’inizio dell’assemblea. Hanno diritto di voto i Soci Ordinari ed equiparati, secondo le modalità illustrate nell’articolo Art. 8.

 

                         Art.14 – Competenze dell’Assemblea Ordinaria

 

L’Assemblea Ordinaria ha poteri programmatici e di indirizzo della vita associativa, pertanto delibera:

 

a) Sull’approvazione annuale del rendiconto economico e finanziario dell’Associazione;

 

b) Su1 bilancio di previsione;

 

c) Sull’entità della quota associativa;

 

d) Sul termine per il pagamento della quota associativa;

 

e) Sulla decisione del numero dei componenti del Consiglio Direttivo, dell’eventuale Collegio dei Revisori;

 

f) Sulla nomina dei componenti del Consiglio Direttivo e dell’ eventuale Collegio dei Revisori o del revisore unico;

 

g) Su quanto proposto dal Consiglio Direttivo, che non debba essere deciso dall’Assemblea Straordinaria (Art. 15).

 

                               

 

                                                                                                                                    11

                               

                                                                                                                                                                              

                                  Art.15 -Competenze Straordinaria

 

L’Assemb1ea Straordinaria delibera:                                                                                                                                       a) le eventuali modifiche del presente Statuto con eccezione del presente articolo (salvo diversa numerazione) che devono essere approvate dai tre quarti dei Soci Ordinari ed equiparati;

b) Sulla scadenza forzata prima dei termini naturali del Consiglio Direttivo;

c) Sullo scioglimento dell’Associazione, la relativa messa in liquidazione e la nomina del liquidatore

 

                                   Art.l6 -Convocazione dell’Assemblea

 

L’Assemblea deve essere convocata presso la sede sociale ovvero presso un locale ragionevolmente accessibile dalla maggior parte dei soci. L’Assemblea Ordinaria si riunisce almeno due volte l’anno (Assemblea Programmatica ed Assemblea Consuntiva), su convocazione del Presidente; può richiedere la convocazione dell’Assemblea ordinaria anche il revisore dei conti o un terzo dei membri del Consiglio Direttivo e la metà dei soci. L’Assemblea Straordinaria si riunisce su convocazione del Presidente; può richiedere la convocazione anche il revisore dei conti, la metà dei membri del Consiglio Direttivo o la metà dei Soci. La convocazione avviene mediante avviso affisso presso la sede sociale, mediante avviso pubblicato su un eventuale sito web gestito dall’ Associazione e mediante e-mail indirizzata ai singoli Soci Ordinari ed equiparati. L’avviso di convocazione è spedito almeno quindici giorni prima dell’Assemblea, e indica il luogo, la data, l’ora in cui si terrà l’Assemblea stessa, sia in prima sia in seconda convocazione, con il relativo ordine del giorno. Nel corso dell’Assemblea si potrà deliberare solamente sui temi previsti nell’ordine del giorno. E’ validamente costituita anche l’assemblea totalitaria in cui presente la totalità dei soci, dei componenti il Consiglio Direttivo, e i presenti si manifestino adeguatamente preparati sugli argomenti da trattare.

 

Art.17 – Costituzione dell’Assemblea

 

L’Assemblea ordinaria in  prima convocazione si considera validamente costituita con la presenza della maggioranza dei Soci Ordinari ed equiparati e la totalità dei componenti il Consiglio Direttivo. In seconda convocazione si considera validamente costituita, qualsiasi sia il numero dei presenti previa presenza obbligatoria di almeno tre membri del Consiglio Direttivo. L’Assemblea Straordinaria si considera costituita dalla metà più uno dell’insieme formato dai Soci Ordinari ed equiparati sia in prima che in seconda convocazione.

                                                             

                                                                                                                                     12

                                                

                                           Art.18 -Verbalizzazione

                                                                                                                                      

 

Presiede l’Assemblea il Presidente del Consiglio Direttivo, e in caso di sua assenza le sue veci verranno assunte dal Vicepresidente, ed in caso anche egli sia assente, viene eletto al suo posto un “presidente di Assemblea” temporaneo. Il segretario provvede a redigere i verbali delle deliberazioni dell’Assemblea, in caso di assenza del suddetto,

si provvederà ad eleggerne uno temporaneo tra i soci presenti. I verbali devono essere sottoscritti dal presidente e dal segretario. L’approvazione del verbale, se necessaria, sarà il primo punto all’ordine del giorno della successiva Assemblea.

 

 

Art.l9 – Delibere Assembleari

 

Sia l’Assemblea Ordinaria che l’Assemblea Straordinaria possono deliberare validamente solo su argomenti in maniera esplicita all’ordine del giorno. L’Assemblea Ordinaria delibera a maggioranza semplice (la metà più uno) o qualificata (due terzi) sull’insieme dei Soci Ordinari ed equiparati. Nel presente Statuto, dove non indicato espressamente, per “maggioranza” si intende “maggioranza semplice”. Le delibere dell’Assemblea Straordinaria richiedono la maggioranza qualificata dell’insieme dei Soci Ordinari ed equiparati presenti o rappresentati mediante delega. Le votazioni in  Assemblea Ordinaria e Straordinaria avvengono per alzata di mano, per appello nominale o per voto scritto, a palese ed insindacabile scelta del presidente dell’Assemblea, fatta eccezione per votazioni riguardanti persone fisiche per le quali è necessaria la segretezza del voto.

 

 

                                 VI – CONSIGLIO DIRETTIVO

Art.20 -Nomina e composizione

 

Il Consiglio Direttivo è formato da un numero di 5 consiglieri. Il suo mandato dura tre anni dal momento della sua elezione. Ogni votante deve esprimere un numero di preferenze pari al numero delle cariche stabilite. Qualsiasi socio può candidarsi. Per farlo deve presentare domanda scritta almeno una settimana prima della votazione, per permettere l’affissione e la pubblicazione sul sito dell’Associazione di una lista di persone eleggibili. Verranno eletti i candidati che riceveranno il maggior numero di preferenze. In caso di parità si procederà per ballottaggio. Il Consiglio Direttivo, alla prima seduta utile, provvede a eleggere il Presidente, e, su proposta del neo eletto presidente nomina Vicepresidente, Tesoriere, Segretario e Dirigente organizzativo. In caso di dimissioni da parte di consiglieri prima della scadenza del mandato, il Consiglio Direttivo provvede alla sostituzione provvisoria, con l’impegno di

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sottoporre la nomina alla notifica dell’Assemblea alla prima seduta utile. Il mandato dei nuovi eletti dall’Assemblea Ordinaria scadrà comunque alla scadenza del mandato del Consiglio Direttivo di cui entrano a far parte. I consiglieri svolgono la loro attività a titolo gratuito.

 

Art.21 -  Presidente

 

Al Presidente spetta la firma e la rappresentanza legale dell’Associazione di fronte ai terzi e a qualsiasi autorità giudiziaria e amministrativa. Il Presidente, coadiuvato dai Consiglieri, provvede a che le finalità dell’Associazione vengano perseguite, assumendosi la responsabilità delle attività tecniche ed organizzative di fronte all’Associazione. La carica di Presidente scade con quelle del Consiglio di cui fa parte. Egli tuttavia può essere rimosso con delibera della maggioranza qualificata del Consiglio Direttivo o dell’ Assemblea ordinaria. In tale caso rimane in carica fino alla nomina di un nuovo Presidente per il disbrigo degli affari ordinari. In caso di dimissioni del Presidente del Consiglio Direttivo, ne fa le veci a tutti gli effetti il Vicepresidente, fino alla fine del mandato del Consiglio Direttivo che l’ha nominato e di cui fa parte.

 

                                              Art.22 – Il Tesoriere

 

Il tesoriere è responsabile dei fondi messi a disposizione per le attività dell’associazione. Il Tesoriere è tenuto ad aggiornare il Presidente del Consiglio Direttivo ed i vari consiglieri dello stato dei conti dell’ associazione in qualunque momento venga richiesto, presentando un rendiconto finanziario ed economico accompagnato da tutti i documenti relativi alle entrate e alle uscite. Il Tesoriere ha l’obbligo di redigere annualmente il rendiconto economico e finanziario del bilancio dell’Associazione, che deve essere approvato dall’assemblea ordinaria. La carica di Tesoriere scade con quella del consiglio da cui è stato nominato. Può essere rimosso su decisione della metà dei membri del consiglio Direttivo o con delibera a maggioranza qualificata dell’assemblea Ordinaria. In tale caso rimarrà in carica fino alla nomina di un nuovo Tesoriere.

 

                                            Art.23 – Il Segretario

 

 

Il Segretario verbalizza le decisioni prese nelle Assemblee dei Soci e del Consiglio Direttivo. Il Segretario collabora con il Presidente per la progettazione di tutta l’attività dell’Associazione. Vigila sulla condotta dei soci rispetto alle direttive dello Statuto e degli eventuali regolamenti interni. Il Segretario è il responsabile del registro dei Soci; provvede ad aggiornarlo, prendendo visione delle dimissioni e delle esclusioni dei Soci esistenti e vigilando sul pagamento delle quote sociali. Inoltre è responsabile delle attività di mailing, promozionali e di pubbliche relazioni che

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l’attività dell’Associazione richiede. Il Segretario è tenuto ad aggiornare il Presidente ed i Consiglieri sullo stato dei progetti dell’ Associazione in qualunque momento venga richiesto. Il Segretario, d’accordo con il Consiglio Direttivo, ha la facoltà di creare appositi comitati operativi, ognuno coordinato da un Responsabile Aggiunto, allo scopo di meglio organizzare ed articolare le attività dell’ Associazione. Non è necessario che il personale operativo di questi comitali sia composto solo da Consiglieri. La carica di Segretario scade con quella del Consiglio da cui è stato nominato. Può essere rimosso su decisione della metà dei membri del Consiglio Direttivo o con delibera a maggioranza qualificata dell’assemblea Ordinaria. In tal caso rimarrà in carica fino alla nomina di un nuovo Segretario.

 

Art.24 – Competenze e convocazione del Consiglio

 

Al Consiglio Direttivo compete l’ordinaria amministrazione dell’Associazione, l’organizzazione e la direzione tecnica delle attività istituzionali, l’organizzazione interna. Il Consiglio Direttivo predisporrà appositi comitati (con particolare riferimento, ma non limitatamente, agli aspetti didattico, promozionale, logistico, editoriale) che seguiranno i vari aspetti organizzativi ed esecutivi dei settori di loro competenza. Entro Novembre di ogni anno il Consiglio Direttivo approva i progetti di bilancio preventivo dell’esercizio successivo e stabilisce l’ammontare delle quote associative per l’anno a venire. Tale bilancio e tale quota dovranno essere approvati in sede di Assemblea Programmatica dei soci entro il mese di Dicembre.

Entro il mese di Maggio il Consiglio Direttivo dovrà approvare il rendiconto finanziario ed economico, da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea Consuntiva entro la fine di Giugno. Il Consiglio si riunisce ogni qualvolta si debba deliberare su una questione inerente la gestione sociale, su iniziativa del Presidente o iniziativa di almeno un terzo dei consiglieri.

Art.25 – Delibere del Consiglio

 

Le deliberazioni del Consiglio Direttivo sono prese a maggioranza di voti dei consiglieri presenti. In caso di parità di voti, quello del presidente vale doppio. Le deliberazioni del Consiglio sono valide se alla riunione prende parte la maggioranza qualificata dei consiglieri. Le riunioni del Consiglio Direttivo e le relative Delibere devono essere verbalizzate dal Segretario o, in sua assenza, dal consigliere più anziano di età anagrafica. I verbali del Consiglio Direttivo devono essere messi a disposizione dei soci che ne fanno richiesta.

 

 

                            Art.26 – Strumenti informatici e telematici

 

Per meglio coordinare l’attività del Consiglio Direttivo e per sviluppare un rapporto più stretto con gli associati, il Consiglio Direttivo stesso provvederà a usare o creare

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appositi strumenti e canali informatici e telematici come ad esempio:

 

a) uno o più siti web gestiti dall’Associazione;

 

b) o più mailing Iist (pubbliche o private);

 

c) uno o più news server;

 

d) uno o più canali irc;

 

e) appositi canali tramite cui tenere le riunioni del Consiglio Direttivo;

 

L’uso di questi strumenti fatto con attenzione rispetto agli eventuali regolamenti interni promulgati dal Consiglio Direttivo ed in generale all’insieme dì regole non scritte ma universalmente considerate sintomo di buona creanza in rete chiamate generalmente Netiquette. L’uso di questi strumenti è da considerarsi fonte primaria di dialettica e democrazia all’interno della Associazione, oltre che approfondimento culturale di strumenti che saranno sempre più importanti nella società.

Il Consiglio Direttivo, inoltre, si renderà garante della perfetta osservanza delle disposizioni contenute nel D. Lgs.I96/2003 sulla riservatezza nel trattamento dei dati personali.

 

VII-IL REVISORE DEI CONTI

 

Art.27 -  Il revisore dei Conti

 

Il Revisore dei Conti, qualora venga eletto, rimane in carica per tre anni e non può essere eletto per più di due mandati consecutivi. Al Revisore sono demandati gli obblighi e le competenze previsti dalla legge e specificamente: accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, verificare e controfirmare il bilancio consuntivo, redigere la loro relazione da presentare all’Assemblea, accertare la consistenza di cassa e l’entità dei depositi presso istituti di credito, effettuare in qualsiasi momento, anche individualmente, atti di ispezione e controllo. Il Revisore assiste alle riunioni del Consiglio Direttivo.

 

VIII- NORME FINALI

Art.28 – Scioglimento

 

L’Associazione si può sciogliere nei seguenti casi:

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1. se il numero dei Soci Ordinari ed equiparati è inferiore 5;

 

2. su delibera dell’Assemblea Straordinaria a maggioranza qualificata.

 

L’Assemblea che delibera lo scioglimento dell’Associazione provvede alla nomina di uno o più liquidatori determinandone i poteri. In caso di scioglimento dell’Associazione per qualsiasi causa, il patrimonio sociale verrà devoluto ad associazioni di volontariato o ad altre associazioni senza fini di lucro con fini analoghi o ai fini di pubblica utilità, sentito l’organo di controllo di cui all’art. 3, comma 190 della legge 23/12/1996 n. 662, salvo diversa destinazione imposta dalla legge.

 

 Art. 29 -  Bilancio Consuntivo e Preventivo

 

Gli esercizi dell’associazione si chiudono il 31 dicembre di ogni anno. Per ogni esercizio è predisposto un bilancio preventivo e un bilancio consuntivo. I bilanci preventivi e consuntivi devono essere approvati entro i termini disposti dall’Art.24. I bilanci devono restare depositati presso la sede dell’associazione nei 15 giorni che precedono l’Assemblea convocata per la loro approvazione. La richiesta di copie è soddisfatta dall’ Associazione a spese del richiedente.

 

Art. 30 – Rinvio

 

Per tutto quanto non stabilito dal presente statuto si osservano le disposizioni del Codice Civile, titolo II, capo III in materia di associazionismo.

 

 

S. Giorgio a Cremano (Na)  20 – 11 – 2010

 

Presidente………………………………….

 

Vicepresidente……………………………..

 

Segretario…………………………………..

 

Tesoriere……………………………………

 

Dirigente organizzativo…………………….                                                           17

 

 

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35a “Giornata della vita”

In occasione della 35a “Giornata della vita” (3 febbraio 2013) , l’Associazione di Volontariato “La Vita”, chiede al papa di escludere la liceità morale della pena di morte dal “Catechismo” ( art. 2267) e da tutta la Dottrina cattolica.

Con la venuta di Cristo, fatto uomo mortale, la persona umana ha riacquistato l’immortalità fisica e spirituale. Con la sua incarnazione, morte e resurrezione Gesù ha unito a sè, in maniera indissolubile ed eterna, la natura umana dell’uomo, perciò, giustamente, il Vangelo afferma : “Colui che ha resuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo dello Spirito che abita in voi” (Rm 8,11) e “Questo corpo corruttibile si vestirà di incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità (1 Cor 15,54). Il fatto che, questa Parola di Dio avrà pieno compimento solo alla fine dei tempi, come affermiamo anche nel “Credo” : “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”, non toglie che, già adesso, qui ed ora, la persona umana è stata da Cristo ricostituita immortale, infatti, “ciò che sarà già è” (Qoèlet 3,15). 

E allora, se Cristo, con il suo sacrificio ha distrutto per sempre la morte e ha trasformato il suo veleno mortifero, che la provoca, in un sonnifero temporaneo, perché “La Chiesa  non esclude…il ricorso alla pena di morte” (Nuovo Cat. n° 2267) e richiama in vita, con la sua dottrina, la nemica di Dio (1 Cor 15,26)? 

Con la liceità morale della pena di morte essa, rema contro la volontà di Dio, riedifica ciò che Cristo ha distrutto con il suo sacrificio e lede la dignità dei sacramenti, in particolare del Battesimo, per mezzo del quale la persona umana rinasce alla vita eterna per i meriti di Cristo.                                                               
Il “senso” che Cristo ha conferito con la sua incarnazione alla vita umana, non va considerato dal concepimento alla morte naturale, ma dal concepimento all’eternità, e la vita umana, che sfocia nell’eternità, non ha valore relativo, come insegna la Chiesa, ma assoluto. La liceità morale della pena di morte, che consente al potere pubblico di distruggere vite umane anche innocenti, discredita  la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. “La Chiesa è l’universale sacramento della salvezza che svela e insieme realizza il mistero dell’amore di Dio verso l’uomo” (Gaudium et spes n°45), ma come lo svela e lo realizza? “Rinnovando se stessa e purificandosi senza posa sotto l’azione dello Spirito Santo” (Gaudium et spes n°21e). Il futuro dell’umanità, la pace, la giustizia, la verità, prima ancora che dalla politica, dall’economia, dalle religioni o dalla scienza, dipende dalla Chiesa, dalla sua capacità di rinnovarsi e di conformarsi sempre più a Cristo “autore della vita” (At 3,15) e suscitare nelle coscienze umane il riconoscimento del vero senso e valore della vita umana.     

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Una Chiesa giusta in un mondo giusto

In occasione della 35a “Giornata della vita” (3 febbraio 2013) , l’Associazione di Volontariato “La Vita”, chiede al papa di escludere la liceità morale della pena di morte dal “Catechismo” ( art. 2267) e da tutta la Dottrina cattolica.

Con la venuta di Cristo, fatto uomo mortale, la persona umana ha riacquistato l’immortalità fisica e spirituale. Con la sua incarnazione, morte e resurrezione Gesù ha unito a sè, in maniera indissolubile ed eterna, la natura umana dell’uomo, perciò, giustamente, il Vangelo afferma : “Colui che ha resuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo dello Spirito che abita in voi” (Rm 8,11) e “Questo corpo corruttibile si vestirà di incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità (1 Cor 15,54). Il fatto che, questa Parola di Dio avrà pieno compimento solo alla fine dei tempi, come affermiamo anche nel “Credo” : “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”, non toglie che, già adesso, qui ed ora, la persona umana è stata da Cristo ricostituita immortale, infatti, “ciò che sarà già è” (Qoèlet 3,15).
E allora, se Cristo, con il suo sacrificio ha distrutto per sempre la morte e ha trasformato il suo veleno mortifero, che la provoca, in un sonnifero temporaneo, perché “La Chiesa  non esclude…il ricorso alla pena di morte” (Nuovo Cat. n° 2267) e richiama in vita, con la sua dottrina, la nemica di Dio (1 Cor 15,26)? Con la liceità morale della pena di morte essa, rema contro la volontà di Dio, riedifica ciò che Cristo ha distrutto con il suo sacrificio e lede la dignità dei sacramenti, in particolare del Battesimo, per mezzo del quale la persona umana rinasce alla vita eterna per i meriti di Cristo. Il “senso” che Cristo ha conferito con la sua incarnazione alla vita umana, non va considerato dal concepimento alla morte naturale, ma dal concepimento all’eternità, e la vita umana, che sfocia nell’eternità, non ha valore relativo, come insegna la Chiesa, ma assoluto. La liceità morale della pena di morte, che consente al potere pubblico di distruggere vite umane anche innocenti, discredita  la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. “La Chiesa è l’universale sacramento della salvezza che svela e insieme realizza il mistero dell’amore di Dio verso l’uomo” (Gaudium et spes n°45), ma come lo svela e lo realizza? “Rinnovando se stessa e purificandosi senza posa sotto l’azione dello Spirito Santo” (Gaudium et spes n°21e). Il futuro dell’umanità, la pace, la giustizia, la verità, prima ancora che dalla politica, dall’economia, dalle religioni o dalla scienza, dipende dalla Chiesa, dalla sua capacità di rinnovarsi e di conformarsi sempre più a Cristo “autore della vita” (At 3,15) e  suscitare nelle coscienze umane il riconoscimento del vero senso e valore della vita umana.

                                                                                                              diac. Giuseppe Cavallaro

     www.associazionelavita.it                                                                 gius-cavallaro@libero.it

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Anche per la Chiesa la Storia umana è maestra di vita

Sebbene il Concilio Vaticano II  la obbliga al rinnovamento, la Chiesa continua a promuovere il principio di liceità morale della pena di morte : “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude…il ricorso alla pena di morte” (N.C. n° 2267).                   

Nemmeno Giovanni Paolo II, che tanto si è impegnato contro la pena capitale, è giunto ad escludere dalla dottrina cattolica questo principio.

Eppure, la natura negativa del quinto Comandamento : “Non uccidere”, vieta in modo assoluto, non solo, l’uccisione delle persone innocenti, ma anche delle colpevoli, non solo degli Abele, ma anche dei Caino: “Chiunque ucciderà Caino, subirà la vendetta sette volte” (Gn 4, 15) : Dio considera grave l’uccisione di Abele da parte di Caino, ma considera gravissima l’uccisione di Caino da parte di terzi.

Da una prospettiva morale, “il ricorso alla pena di morte” si identifica con “l’omicidio volontario” perché “il ricorso alla pena di morte”, proprio come “l’omicidio volontario”, cagiona la morte ad una persona umana con la precisa volontà di ucciderla.

Anzi, “il ricorso alla pena di morte” si accompagna con l’aggravante della premeditazione, infatti, l’esecuzione capitale è sempre  preceduta da una accurata preparazione.

Perciò, il Concilio Vaticano II condannando “ogni specie di omicidio” (Gaudium et spes n° 27/c), implicitamente condanna anche “il ricorso alla pena di morte”, che è una “specie di omicidio”.

Giovanni Paolo II nella sua Lettera apostolica “Tertio Millennio Adveniente” si augurava che il Giubileo dell’anno 2000 fosse occasione per una purificazione della Chiesa da tutte “le forme di contro-testimonianza e di scandalo ” (n° 33). E, non è forse una forma “di contro-testimonianza e di scandalo” il “principio di liceità morale della pena di morte” ? Con questo principio la Chiesa non ha forse condannato a morte un numero di persone che solo Dio conosce e, cosa ancora più grave che “il ricorso alla pena di morte” implica, fatto morire persone assolutamente innocenti ? E, ancora oggi, non fornisce con questo principio un pericoloso alibi alle coscienze di quanti sono inclini alla  pena di morte?

E questo, benché Gesù le avesse espressamente comandato di non esercitare mai l’arbitrio assoluto essendo la legge umana per sua natura imperfetta (Mt 13,24-30).

Perciò, le sue mani sono intrise di sangue umano e tali resteranno finché non le avrà purificate con la penitenza e il rinnovamento : “La Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme è sempre bisognosa di purificazione, mai tralascia la penitenza e il rinnovamento”(Lumen gentium n° 8/c).

Ora, per la Chiesa Il rinnovamento, non consiste in un semplice cambiamento, ma in un sincero pentimento degli errori commessi e il ritorno agli insegnamenti della Chiesa primitiva fondata dagli Apostoli, tra cui il rifiuto assoluto della pena di morte : “La Chiesa primitiva ha valore esemplare per ogni periodo di  rinnovamento e di crescita ecclesiale” (Ev. e Min. n°43).

Il rinnovamento della Chiesa è favorito anche dalla “Storia umana”, essendo la quale una importante fonte teologica.

E un esempio di storia umana che ha contribuito al suo rinnovamento è quello relativo all’Unità d’Italia : se non moralmente, praticamente le ha proibito l’utilizzo della pena di morte e favorito la sua liberazione dal potere temporale riportandola, così, nel solco della Tradizione Apostolica.

Per cui, da una prospettiva teologica, considerare anche la “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” e la “Costituzione Italiana” eventi storici che potrebbero promuovere il suo rinnovamento, non è farle un torto, ma orientare questi eventi, o meglio, “questi segni dei tempi” verso i fini di verità e giustizia fissati da Dio stesso.

Ecco perché, l’Associazione “La Vita”, non disdegna di rivolgersi con una lettera aperta al “Capo dello Stato”, al quale chiede di intervenire, non contro la Chiesa, ma contro il suo “principio di liceità morale” che induce,  moralmente e culturalmente, le persone a violare il “diritto alla vita umana” sancito dalla Legge di Dio e difeso, sia dalla “Costituzione Italiana” che dalla “Dichiarazione Universale dei Diritti umani” e dal suo solenne “Proclama”.

L’Associazione “La Vita”, sarà presente a Roma domenica 5 Febbraio 2012, “Giornata Nazionale della Vita”, all’Angelus del Papa, al quale chiederà, esponendo uno striscione, di rinunciare, al “principio di liceità morale della pena di morte” e difendere, in modo assoluto, la sacralità e l’inviolabilità della vita umana dal suo concepimento alla fine naturale.

 

8/12/2011                                                                            diacono Giuseppe Cavallaro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Chiedi anche tu al papa di escludere dalla Dottrina Cattolica il principio di liceità morale della pena di morte, inflitta alle persone giudicate colpevoli dalla legge umana.

Se, l’art. 2261 del Nuovo Catechismo afferma che: “ La Scrittura precisa la proibizione del quinto comandamento: << Non far morire l’innocente e il giusto >> (Es 23,7), è conseguenziale che: “Il comandamento :  Non uccidere  ha valore  assoluto quando si riferisce alla persona innocente” ( Evangelium vitae. n° 57) e valore relativo quando si riferisce alla persona colpevole. Infatti, l’art. 2267 del Nuovo Catechismo conferma che : “L’ insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’ identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte”.  

La Chiesa, dunque, riconosce all’autorità pubblica il potere di applicare la pena di morte, nei confronti delle persone colpevoli, perché “la Scrittura”, e più, precisamente, il versetto 7 del capitolo 23 dell’Esodo: << non far morire l’innocente e il giusto >>, preciserebbe che il comandamento: “Non uccidere” è stato formulato da Dio per proteggere la vita delle persone innocenti, ma, non le colpevoli.

Mala Chiesaè proprio certa che questa dottrina, così inumana, sia conforme alla legge divina e non sia, piuttosto, frutto di conformazione umana?

Se di fronte alla legge umana, tutte le persone sono considerate uguali: “La legge è uguale per tutti”, quanto più, tutte le persone, dovrebbero essere considerate uguali di fronte alla legge di Dio, che possiede carattere universale?

Mentre, per il Catechismo, di fronte alla legge divina: “Non uccidere”, le persone non sono considerata tutte uguali, ma, a priori, separate le buone dalle cattive, e proprio le cattive, per le quali Dio ha istituita la legge, defraudate dai benefici.

In realtà, “La Scrittura”, di cui parla il Catechismo, che “precisa la proibizione del quinto comandamento”, si riduce ad un versetto dell’ Antico Testamento: <<Non far morire l’innocente e il giusto >>, formulato, peraltro, in modo incompleto, infatti, citato per intero : <<  Starai lontano dalla parola falsa e non ucciderai l’innocente e il giusto perché io non dichiaro giusto il colpevole >> (Es 23,7), rivela  la vera intenzione dell’autore sacro, che non è certo quella di voler precisare la proibizione del quinto comandamento, come dichiara il Catechismo, ma formare le coscienze umane al giusto comportamento morale che devono assumere i soggetti giuridici nell’ambito di un processo penale : Dio vieta, categoricamente, ai giudici e ai testimoni, di ricorrere a parole false per deviare il corso della giustizia, provocando la condanna dell’innocente e l’assoluzione del colpevole. Intenzione che, l’autore sacro sottolinea anche con il versetto precedente: << Non farai deviare il giudizio del povero, che si rivolge a te nel suo processo >> (Es 23,6)

Tra l’altro, non spetta all’Antico Testamento stabilire le verità divine in materia di fede e di morale, ma al Nuovo Testamento, mentre in esso non vi è un solo versetto che autorizzila Chiesaa legittimare la pena di morte, una pena di natura vendicativa, assolutamente, contraria al perdono, che costituisce il D N A dello spirito cristiano.

Unitamente alla pena di morte, anche “la tortura” è stata considerata dalla Chiesa, moralmente lecita, solo con il Concilio Vaticano II è stata, finalmente, esclusa e condannata.

Prima, però, che fosse rigettata, un numero di persone, che solo Dio conosce, ha dovuto soffrire atrocità incredibili e tante di esse sono morte a causa di questa dottrina legittimata dalla Chiesa. 

Ora, però, che il Concilio si è espresso in modo autentico e ufficiale contro tutte: “…le torture inflitte al corpo alla mente…ledono grandemente l’onore del creatore” (Gaudim et spes .n° 27) può, la Chiesa, continuare a considerare lecita la pena di morte? Non è forse la pena di morte una pratica di tortura, inflitta al corpo e alla mente?

Ecco come, a tal proposito, si esprime Suora Helen Prejean che ha seguito fino al patibolo molti condannati a morte: “Non importa se gas, sedia elettrica, iniezione. Il fatto è che esseri umani lucidi, che hanno un’immaginazione, anticipano quel momento mille volte e mille volte muoiono prima di morire davvero”.

E, il giudice William Brennam, a seguito di una condanna a morte sulla sedia elettrica, ebbe a dichiarare: “ Le mani diventano rosse, poi bianche, e i nervi del collo sporgono come corde di metallo…Gli arti, le dita delle mani e i piedi, il volto, si contorcono violentemente. La forza della

corrente è tale che i bulbi oculari fuoriescono dall’orbita. Spesso il condannato defeca, urina, vomita sangue e bava. Talvolta prende fuoco, e frequentemente il corpo è orrendamente ustionato”.

Gesù, in qualità di nuovo legislatore ha ridonato al quinto comandamento la sua purezza originaria. Altro che precisazioni di sorta, Egli condanna, non solo, la violazione del quinto comandamento, citandolo esattamente come uscito dalla bocca di Dio : “ Non uccidere “, ma pone sullo stesso piano dell’omicidio anche gli impulsi e le reazioni che potrebbero favorirlo (Mt 5,21 – 22).

La pena di morte è, pertanto, anch’essa una orrenda pratica di tortura “contro la vita stessa” che lede “grandemente l’onore del creatore” (Gaudium et spes n° 27).

 

Aderisci, dunque, a questa iniziativa, che affidiamo all’autorità dello stesso papa.

In qualità di battezzato, esercita anche tu, non un diritto democratico, ma un carisma ecclesiale, la cui fonte teologica è il “ sensus fidei “, ossia, il soprannaturale senso della fede in tutto il popolo, con il quale tutta la Chiesa, clero e laici: “mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale” (Lumen gentium n° 12).

Indirizza, un E- MAIL al papa: “principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi, sia della moltitudine dei fedeli” (Lumen gentium n° 23), per chiedergli, filialmente, di escludere dalla Dottrina Cattolica

 il principio di liceità morale della pena di morte e di proteggere la vita umana, non solo, innocente, ma anche colpevole, come fece Dio con Caino, Gesù con l’adultera e la Chiesa dei primi secoli, la quale ancor più faceva eco all’insegnamento degli Apostoli, con coloro che trasgredivano gravemente la legge umana.                              

 

A SUA SANTITA’ BENEDETTO XVI,  
E-MAIL :  SEGRETERIAGENERALE@VICARIATUSURBIS.ORG

 

7 ottobre 2008                                                                                     diacono Giuseppe Cavallaro

 

e-mail : gius-cavallaro@libero.it   tel. 081-482389

                                           

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L’inviolabilità assoluta del “diritto alla vita” è presupposto necessario per riconoscere, correttamente, alla persona umana tutti gli altri diritti.

La nostra concezione dei diritti umani, dipende dal concetto di “diritto alla vita”, che ci facciamo.

“La Dichiarazione Universaledei Diritti dell’Uomo”, afferma che: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”. Questa affermazione, approvata nel corso della rivoluzione francese e inserita nei documenti di molti organismi nazionali e internazionali, come lo statuto dell’ONU, pur riconoscendo un carattere prioritario al diritto alla vita, lo pone, concettualmente, sullo stesso piano di valore di tutti gli altri diritti umani.

Mentre, “il diritto alla vita”, che si identifica con la persona umana ha un valore diverso, un valore assoluto, perché ogni persona che viene al mondo è titolare esclusiva di questo diritto sacro e inviolabile, inoltre, è il diritto alla vita umana che chiama alla vita tutti gli altri diritti, la cui finalità è di rendere sempre più umana e preziosa la vita.

Quindi, per costruire, stabilmente, l’edificio dei diritti umani è indispensabile porre a fondamento di esso il diritto alla vita, su cui edificare tutti gli altri diritti.

Mentre, l’attuale concezione, ponendo tutti i diritti umani su uno stesso piano di valore, crea una sorta di generalizzazione, che ne oscura la luminosità e impedisce di cogliere il suo valore reale e ideale.  

Ecco perché, nonostante le tante dichiarazioni autorevoli e l’incessante impegno dei grandi movimenti pacifisti, i diritti umani, soprattutto quello alla vita, continuano ad essere, troppo spesso, negati, violati, equivocati, infatti, non sono pochi quelli che  considerandosi in prima linea nella difesa dei diritti umani, favoriscono la pena di morte, che uccide il diritto alla vita e, con esso, tutti gli altri diritti umani.

Perfino la Chiesa, che ha come compito fondamentale formare le coscienze al rispetto integrale dei diritti umani (Mt 25,31-46) e, in modo particolare, a quello alla vita ( Es 20,13; Mt 19,18), considera, ancora oggi, in linea di principio, moralmente ammissibile la pena di morte : “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non escludeil ricorso alla pena di morte (Cat. n° 2267).  

Da ciò si evince, chiaramente, che la violazione dei diritti umani non è solo un problema di natura laica, come molti pensano, ma anche religiosa e, tuttavia, la stragrande maggioranza dei fedeli, e non solo, è profondamente convinta che la Chiesa è, in linea di principio, contraria alla pena di morte.

Perciò, una opposizione culturale e morale alla pena capitale, non può, assolutamente, prescindere da questo dato di fatto.

Dall’ intimo rapporto, che intercorre fra il diritto alla vita e tutti gli altri diritti umani, che sono ad esso ordinati, non è, né ragionevolmente possibile, né moralmente accettabile, una concezione vera e giusta dei diritti umani, che possa scaturire da un concetto falso e ingiusto del diritto alla vita.          

 

 

 

Dunque, è necessario mettere in campo iniziative atte a diffondere una concezione dei diritti umani co-ordinati all’inviolabilità assoluta del diritto alla vita : le omissioni, le contraddizioni e le violazioni dei diritti umani, non sono fine a se stesse, ma volte a colpire il diritto alla vita, e quindi, la persona umana.

Una delle iniziative da praticare potrebbe essere, ad esempio, quella di sollecitare la base cittadina delle città che condividono il concetto di inviolabilità assoluta del diritto alla vita, a promuovere una petizione e indirizzarla sia al Sindaco, responsabile laico della città, che al Papa, responsabile religioso di tutte le comunità ecclesiali.

Una raccolta di firme per chiedere al primo Cittadino di proclamare la città : “Città della Vita”, accrescendone, così, la dignità culturale e morale e fissare un giornata annuale per riflettere su questo tema delicato e importante.

Al Papa, invece, chiedere che la Chiesa rinunci al principio di liceità morale della pena di morte, che è contrario, non solo, al quinto Comandamento : “Non uccidere” e alla Tradizione originaria della Chiesa, ma allo spirito della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana e della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.

Se è vero, come è vero, che dal concetto di inviolabilità assoluta del diritto alla vita dipende la vera concezione dei diritti umani e la sua corretta applicazione, non vi è dubbio che, questa nuova concezione, renderà più equa “la giustizia”, più concreta “la solidarietà” e più radicata “la pace”.

 

8/05/2011                                                                        diacono Giuseppe Cavallaro

 

 

 

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La Chiesa è favorevole o contraria alla pena di morte ?

All’appello di aiuto rivolto al Vaticano dal figlio di Sakineh, la donna condannata a morte dalla legge penale iraniana, il Direttore della sala stampa Padre Federico Lombardi, dopo aver affermato che: “la S. Sede segue la vicenda con attenzione e partecipazione” ha voluto precisare che: “la posizione della Chiesa contraria alla pena di morte è nota”.

Queste parole del Direttore della sala stampa più che precisare la posizione della Chiesa, circa la pena di morte, sottolineano l’equivoco morale, in cui essa si crogiola.

Come potrebbe, infatti, avere una posizione notoriamente contraria alla pena di morte, se “il principio” di liceità morale della pena capitale è parte integrante della sua dottrina morale e della sua Tradizione?

Non è forse vero che: “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude…il ricorso alla pena di morte” (N.C. n° 2267) da parte del potere pubblico ?

Per la Chiesa, “Il principio” morale, non ha un valore semplicemente teorico, esso è una verità divina contenuta nel “Deposito della fede” che è immutabile e da cui attinge le verità di fede e di morale da insegnare nel prolungamento della Tradizione Ecclesiastica. “Il principio” morale è, praticamente, il fondamento di ogni ragionamento e dottrina, simile ad un albero che produce frutti : “Non c’è albero buono, che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni” (Lc 6,43). Perciò, dal momento che “il principio” morale è di liceità della pena di morte, come può essa affermare che: “la posizione della Chiesa contraria alla pena di morte è nota”? Anche se la Chiesa, soprattutto da Giovanni Paolo II in poi, ha adottato “la prassi” di rivolgere istanze contro il ricorso della pena capitale e pubblici appelli di clemenza a favore dei condannati a morte, come appunto nel caso sopra citato, questo non significa che essa ha rinunciato “al principio” di liceità morale della pena di morte. “La prassi” è entrata a far parte delle sue attività pastorali, soprattutto per la lotta che hanno condotto i movimenti pacifisti, impegnati per la difesa dei diritti umani e, in particolare, per l’abolizione della pena capitale: “Nella Chiesa come nella società civile, una crescente tendenza che ne chiede un’applicazione assai limitata ed anzi una totale abolizione” ( Evangelium vitae n° 56).

Quindi, essa non ha affatto rinunciato a considerare lecito “il ricorso alla pena di morte” e a conferire alle coscienze umane, soprattutto dei potenti, il permesso di uccidere “legalmente” le persone, incluse tutte quelle assolutamente innocenti uccise per abusi ed errori giudiziari causati a motivo della defettibilità della legge umana. E questo, nonostante essa dichiara che l’inviolabilità assoluta è una prerogativa della sola vita umana innocente ( Evangelium vitae n° 57 ).  

Perciò, essa in coscienza, non può affermare che : “la posizione della Chiesa contraria alla pena di morte è nota”, se prima non rinuncia “al principio” di liceità morale della pena di morte, essendo esso, assolutamente estraneo al “deposito della fede”, come si evince dalla Tradizione della Chiesa originaria fedele interprete e testimone della Chiesa Apostolica.

8 dicembre 2010                                                             diacono Giuseppe Cavallaro

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